La menopausa e lo stile di vita
Alimentazione e menopausa: per invecchiare bene bisogna mangiare meglio »
L'importanza dell'attività fisica »
Terapia Ormonale Sostitutiva »
Fitoestrogeni e menopausa »
La menopausa è un periodo fisiologico della vita di ogni donna e va quindi affrontata come un normale evento e non come una malattia che mina la capacità di inserimento a tutto campo nelle attività quotidiane. Accade spesso infatti che proprio le donne che temono questa fase siano le più soggette a quei piccoli disagi ed alle fasi depressive che non interessano minimamente altre donne che la affrontano in modo attivo ed energico. Ma cerchiamo di capire cosa è effettivamente la menopausa. Con il termine menopausa si intende la fine delle mestruazioni e, più precisamente, quando l'amenorrea (assenza di mestruazioni) perdura da sei o dodici mesi. La menopausa si definisce “precoce” quando insorge prima dei 40 anni, “prematura” tra i 40 e 45 anni, “tempestiva” tra i 45 e 53 anni e “tardiva” dopo i 53 anni.
La menopausa può essere spontanea oppure indotta; in particolare, si parla di “Menopausa Chirurgica” in seguito a interventi chirurgici su utero ed ovaie, di “Menopausa Attinica”, “ Menopausa Chemioterapia” e “Menopausa ormonale” in seguito a terapie radianti o farmacologiche. Tali classificazioni risultano esplicative del processo fisiologico legato all'esaurimento della funzione ovarica ma trascurano tutti quegli aspetti psicologici e sociali che sono legati a questo periodo di transizione.
La menopausa è infatti molto più di un evento biologico. La nostra società guarda la menopausa come una patologia da carenza; la cultura dei nostri tempi attribuisce infatti un grande valore alla giovinezza. Il nostro modello sociale tende a non dare valore alla donna anziana. Non c'è da stupirsi quindi se le donne non vivano bene la loro menopausa.
Molti studi hanno dimostrato che l'atteggiamento culturale nei confronti della menopausa influenza direttamente la comparsa dei sintomi : quando la società manifesta un atteggiamento sfavorevole, i sintomi sono frequentissimi. Viceversa se la società valorizza la donna in età climaterica, i sintomi sono meno frequenti. Sin dai secoli scorsi si attribuiva culturalmente un ruolo diverso alla donna in menopausa: si riteneva infatti che la donna con l'arrivo della menopausa perdeva “l'impurità” legata al mestruo e si trasformava nella custode delle tradizioni e dei riti della comunità. In questa nuova veste diventava sacerdotessa, divinatrice, levatrice. La donna che aveva superato la menopausa era la narratrice di favole, trasmetteva le medicine segrete.
Per fortuna il concetto che la menopausa coincida con lo spegnersi della sessualità femminile è stato superato da tempo. È importante sottolineare infatti che l'erotismo sopravvive alla fine della fertilità. La mancanza degli estrogeni in menopausa può infatti causare alcuni disturbi durante il rapporto sessuale, quale il fastidio legato alla secchezza della mucosa vaginale. Tale mancanza non deve però essere considerata come l'origine di problemi più complessi, quali la diminuzione del desiderio che spesso è già presente prima della menopausa stessa.
Le cause di tali problemi sono a volte complesse, legate alle esperienze soggettive e coinvolgono i comportamenti del partner ed i fattori psicologici tipici di ogni crisi di passaggio. Bisogna però stare attenti a non generalizzare: per fortuna non tutte le donne in menopausa vivono la propria sessualità in modo negativo. La fine della fertilità non spegne il desiderio, anzi può spingere la donna a vivere l'erotismo in maniera più libera. Il punto critico obbligato è il passaggio attraverso l'accettazione del cambiamento del proprio corpo e la capacità di comprendere che la perdita della fertilità si può tradurre in una nuova energia creatrice.
La donna, che spesso in età menopausale si trova ai vertici della propria carriera, può impegnare nuove energie nel lavoro. Chi aveva sacrificato molto tempo alla famiglia può ritrovare spazi per dedicarsi a interessi ed attività abbandonate dopo il matrimonio.
Va evitata la “ sindrome del nido vuoto”, cioè la depressione associata alla cessazione dei compiti di allevamento dei figli. Il senso di abbandono ed inutilità ostacola la ricerca di nuove modalità espressive.
ALIMENTAZIONE E MENOPAUSA: PER INVECCHIARE BENE BISOGNA MANGIARE MEGLIO
Il vuoto lasciato dalla scomparsa delle mestruazioni viene troppo spesso colmato con il cibo. Quasi la metà delle donne tra i 50 e 65 anni è in soprappeso. Una buona ed equilibrata alimentazione è il consiglio migliore durante la menopausa. Uno degli obiettivi principali è quello di ridurre il numero di calorie quotidiane diminuendo l'apporto alimentare ed aumentando il consumo energetico con l'attività fisica.
L'IMPORTANZA DELL'ATTIVITÀ FISICA
Durante la menopausa è estremamente importante praticare attività fisica per prevenire malattie cardiocircolatorie ed osteoporosi, per migliorare il tono dell'umore (grazie alle endorfine prodotte dal cervello) e per arginare il naturale aumento di peso.
L'esercizio più semplice ed economico per mantenersi in forma consiste nel fare ogni giorno lunghe passeggiate.
Per riuscire a mantenere eretta ed elastica la colonna vertebrale e per aumentare il tono della muscolatura addominale e dorsale è importante praticare anche altri esercizi a corpo libero che possono essere fatti in casa.
A questo si possono aggiungere 2 o 3 volte alla settimana altri esercizi soprattutto aerobici, che consentono cioè di utilizzare una maggiore quantità di ossigeno, quali correre, andare in bicicletta, frequentare una palestra e ballare.
TERAPIA ORMONALE SOSTITUTIVA
La terapia ormonale sostitutiva può essere un valido aiuto quando i sintomi della menopausa
creano disagi e possono compromettere l'attività lavorativa, le relazioni sociali e la vita di
coppia.
In passato alla terapia ormonale sostitutiva si attribuiva perfino la capacità di prevenire
malattie cardiovascolari (ad esempio: infarto o ictus): oggi sappiamo invece che non è così.
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Che cosa è la terapia ormonale sostitutiva?
Si tratta di un trattamento farmacologico a base di ormoni, estrogeni da soli o associati a progestinici, prodotti normalmente dall'organismo femminile, in particolare dalle ovaie. Durante la menopausa la produzione di questi ormoni diminuisce e possono comparire sintomi caratteristici, come vampate di calore, insonnia, disturbi vaginali. La terapia ormonale sostitutiva va a correggere questa mancanza di ormoni e, quindi, anche i sintomi della menopausa si riducono.
La terapia ormonale sostitutiva per le donne isterectomizzate, alle quali è stato asportato chirurgicamente l'utero, è a base di soli estrogeni.
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Quali sono i sintomi più frequenti della menopausa?
La menopausa può essere accompagnata da disturbi e malesseri che a volte sono solo fastidiosi, altre volte possono compromettere la qualità della vita.
I sintomi che si associano più spesso alla menopausa sono: -
- vampate di calore, eccessiva sudorazione e improvvisi arrossamenti del viso;
- difficoltà ad addormentarsi, sudorazione notturna, insonnia;
- incontinenza urinaria;
- prurito e senso di secchezza vaginale;
- infezioni ricorrenti alle vie urinarie (cistiti);
- ansia, depressione, sbalzi di umore;
- dolori muscolari che possono essere scambiati come campanello di allarme dell'osteoporosi, ma sono un sintomo della menopausa.
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Quando è utile la terapia ormonale sostitutiva?
La terapia ormonale sostitutiva si è dimostrata efficace per alleviare alcuni dei sintomi che possono manifestarsi in menopausa. In particolare: riduce il numero e l'intensità delle vampate di calore, placa la sudorazione eccessiva, gli improvvisi arrossamenti del viso e gli episodi di insonnia. Può aiutare a calmare crisi di ansia e depressione e i disturbi vaginali.
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Quando non è indicata?
Per alcuni sintomi che compaiono frequentemente dopo la menopausa la terapia ormonale sostitutiva non è efficace. Ad esempio, può aumentare e non ridurre il rischio di incontinenza urinaria e non è efficace per prevenire le infezioni ripetute alle vie urinarie. Inoltre l'uso della terapia ormonale sostitutiva può aumentare, anche se in modo limitato, il rischio di tumore al seno, malattie della colecisti, demenza, trombosi venosa profonda e ictus.
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Come decidere se iniziare la terapia ormonale sostitutiva?
Oggi sappiamo che la terapia ormonale sostitutiva in menopausa può essere utile per il trattamento di sintomi che possono provocare disagi e malesseri. Ma sappiamo anche che, quando il trattamento si prolunga nel tempo, porta a un aumento, seppure modesto, del rischio di incorrere in gravi malattie.
La decisione di cominciare la terapia ormonale sostitutiva deve dunque essere valutata con il proprio medico, dopo una visita approfondita, tenendo conto delle esigenze personali, dei benefici e dei rischi, ma anche dei dosaggi e della forma di somministrazione (pillola, cerotto o altro) più adatti.
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Per quanto tempo si deve continuare la terapia ormonale
sostitutiva?
L'indicazione generale è che la terapia ormonale sostitutiva dovrebbe durare il tempo minore possibile e andrebbe portata avanti fino a quando i malesseri della menopausa non si risolvono. Oltre il primo anno di assunzione, infatti, aumentano i rischi legati all'assunzione di ormoni, fra cui quello di trombosi venosa profonda e ictus: per questo, se i malesseri continuano oltre il primo anno di terapia, è indicato valutare periodicamente la situazione insieme al proprio medico.
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Cosa preferire: pillole, cerotti o altro?
La terapia ormonale sostitutiva è disponibile in forma di pillole, cerotti, gel da applicare sulla pelle od in forma di spray nasale.
Nel caso in cui i sintomi consistano solo in disturbi vaginali è preferibile orientarsi verso prodotti ad uso locale.
La scelta della pillola, del cerotto, del gel o dello spray o di una combinazione di pillole e cerotti o di pillole e gel deve essere fatta insieme al medico, dopo una valutazione attenta della situazione clinica generale e delle proprie particolari preferenze o esigenze.
FITOESTROGENI E MENOPAUSA
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Che cosa sono i fitoestrogeni?
I fitoestrogeni sono sostanze naturali, contenute nelle piante, che hanno un'azione simile agli estrogeni, gli ormoni femminili. I fitoestrogeni vengono anche definiti estrogeni deboli perchè pur avendo una struttura chimica simile agli ormoni femminili, la loro attività biologica, ossia la loro potenza, è 1000 volte più lieve rispetto agli estrogeni prodotti dal corpo umano.
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Dove si trovano i fitoestrogeni?
I fitoestrogeni si dividono in tre gruppi principali: isoflavoni, lignani e cumestani.
Gli isoflavoni sono contenuti nei legumi, nella soia e nei suoi derivati (farina e latte di soia, tofu) ed anche nelle lenticchie, nei piselli e nei fagioli.
I lignani sono ampiamente distribuiti nei cereali, nella frutta e nei vegetali, incluso l'olio d'oliva. I semi di lino sono i più ricchi, seguiti dai cereali quali grano, frumento, orzo, riso, segala, crusca, luppolo.
I cumestani, invece, sono contenuti nei germogli e nel foraggio.
L'assorbimento dei fitoestrogeni varia da soggetto a soggetto e, anche nella stessa persona, in relazione all'alimentazione complessiva, all'uso di antibiotici che alterano la flora batterica intestinale, alla presenza di patologie intestinali, quali colite o stipsi.
Gli isoflavani sono i fitoestrogeni migliori: Le forme biologicamente attive degli isoflavoni sono la genisteina e la daidzeina.
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Come agiscono i fitoestrogeni?
I fitoestrogeni hanno due tipi di azione: simil-ormonale e non-ormonale.
L'azione di tipo simil-ormonale permette la protezione da alcuni tumori ormonodipendenti, dalle malattie cardiovascolari e dall'osteoporosi. I fitoestrogeni, infatti, si legano ai recettori degli estrogeni, cioè a quelle strutture chimiche dalle quali dipende l'innesco di processi cellulari, regolati da questi ormoni. Possono comportarsi da estrogeni deboli, ossia da agonisti, o da antiestrogeni, ossia da antagonisti, in base al tipo di recettore, alfa o beta, cui si legano.
L'azione non-ormonale consente di ridurre il rischio di alcuni tumori. I fitoestrogeni sono in grado di inibire la differenziazione e la proliferazione di cellule maligne, cioè la loro capacità di moltiplicarsi e di invadere l'organismo; inoltre impediscono la formazione di nuovi vasi sanguigni, elemento importante perché un tumore possa crescere.
Infine, i fitoestrogeni possiedono anche un'attività antiossidante, e quindi riducono i radicali liberi che accelerano i processi d'invecchiamento, e una lieve attività antiinfiammatoria e antiipertensiva.
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Quali sono gli effetti favorevoli dei fitoestrogeni?
Una dimostrazione che i fitoestrogeni abbiano effetti favorevoli nelle donne in postmenopausa è principalmente epidemiologica: le donne asiatiche hanno minori vampate di calore, una dieta contenente soia può ridurre la colesterolemia e l'incidenza di tumore mammario.
I fitoestrogeni possono ridurre le vampate di calore, tipiche della menopausa. L'incidenza delle vampate è del 70-80% tra le donne europee e del 14-18% tra le donne orientali che hanno un'alimentazione ricca di soia. Alcuni studi hanno dimostrato che l'integrazione con farina di soia può ridurre le vampate del 40% in un periodo di tre mesi.
I fitoestrogeni sono in grado di ridurre l'incidenza di malattie cardiovascolari, come avviene nelle popolazioni orientali. L'azione protettiva si realizza sia sui grassi contenuti nel sangue (riduzione delle LDL-colesterolo e del colesterolo totale), sia sulla parete dei vasi arteriosi (rallentamento del processo di aterosclerosi, mediante un'azione antiossidante e una riduzione dell'aggregazione piastrinica). L'eccessivo accumularsi delle piastrine lungo la parete interna dei vasi favorisce, infatti, i microcoaguli responsabili poi dell'ostruzione arteriosa che favorisce infarti e ictus.
I fitoestrogeni possono agire in senso favorevole nella prevenzione della comparsa dell'osteoporosi. Sudi epidemiologici hanno dimostrato che le popolazioni orientali hanno una minore incidenza di osteoporosi rispetto alle occidentali.
I fitoestrogeni svolgono un importante ruolo di prevenzione nei confronti della comparsa di un tumore mammario. I dati epidemiologici mostrano come le popolazioni orientali hanno solo un decimo dei tumori mammari rispetto a quelle occidentali. Tuttavia, le orientali emigrate che abbiano adottato un'alimentazione occidentale, nel giro di una generazione hanno la stessa percentuale di cancro mammario delle donne occidentali. I fitoestrogeni sembrano essere utili anche in donne già colpite da tumore mammario. Le donne giapponesi colpite da tumore mammario hanno una prognosi migliore di quelle americane. In presenza di una alimentazione ricca di fitoestrogeni i tumori mammari sono più differenziati e quindi biologicamente meno aggressivi.
I fitoestrogeni sembrano comportare nel tempo una riduzione dell'incidenza di tumore dell'endometrio pari a 12 volte rispetto a quello delle popolazioni occidentali.
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Quali sono gli effetti collaterali dei fitoestrogeni?
Fin'ora non sono stati segnalati importanti effetti collaterali da fitoestrogeni.
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Chi può utilizzare i fitoestrogeni?
Tutte le donne in menopausa che vogliono continuare a stare bene, ma non vogliono o non possono utilizzare le terapie ormonali classiche, possono trovare nei fitoestrogeni un trattamento alternativo.
In particolare le donne che hanno paura a utilizzare gli ormoni, perché temono il possibile rischio di tumore mammario; oppure le donne che non sopportano alcuni effetti collaterali degli ormoni, come senso di gonfiore, aumento di peso corporeo, perdite di sangue irregolari, ricomparsa di alcuni disturbi premestruali; infine le donne che presentano delle controindicazioni agli ormoni, come tumore mammario, flebotrombosi o epatiti recenti.





Via Guerrera, 17